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Dicono di noi

Ci siamo anche noi per i nostri 20 anni di presenza costante sul territorio per le sfide che quotidianamente portiamo avanti e grazie a tutti voi!

Riportiamo l'introduzione del libro scritto da Chiara Spadaro "presi nella rete" ed edito da Altreconomia , "L'essenza di una comunità"di Pietro Raitano.

"La società moderna tende a

immunizzare: renderci persone immuni, prive di obblighi. È una ossessione, le cui motivazioni sono nella parola stessa: il termine latino munus vuol dire “obbligo”, ma vuol dire anche “dono”. Il dono sovverte l’ordine costituito, secondo il quale a ogni prestazione deve corrispondere un prezzo.

Il dono è pericoloso: smaschera e trasforma il sistema. Ecco perché combatterlo.
Ma munus è anche il nucleo costitutivo della parola “comunità”, esatto opposto di immunità. Che cos’è dunque comunità?
Si è sempre stati propensi a definire le comunità attraverso un processo di ricerca di un elemento comune a un gruppo di individui. Un elemento che li faccia appartenere a uno stesso insieme. Ecco perché abbiamo sempre pensato alla comunità come a un bene, un valore, un’essenza. Che a volte si può perdere, e a volte ritrovare. Un senso di appartenenza, un possesso, soprattutto riferito al territorio. È una definizione adeguata? No, anche questa è un’argomentazione che in cuor nostro non ci soddisfa.
Ci facciamo allora aiutare da Roberto Esposito (Communitas, Einaudi 1998). Nel suo molteplice significato (obbligo/dono), spiega Esposito, dobbiamo chiederci in che senso il dono sarebbe anche un dovere. Il dono non dovrebbe essere un gesto spontaneo?


In realtà il munus è un dono particolare: è quello fatto, non quello ricevuto, ed è caratterizzato da una “inesorabile cogenza”.
Ecco: il cuore della comunità è un dono obbligato, che sollecita disobbligazione. “La gratitudine che esige nuova donazione”, scrive Esposito, introducendo il tema della riconoscenza, tanto avulso e osteggiato nella nostra epoca.
Ecco prevalere quindi reciprocità e mutualità: quel consegnare -l’uno all’altro tra i membri della comunità- un impegno.

Non si può definire allora comunità solo con la contrapposizione “pubblico vs privato”.
Che cos’hanno allora in comune i membri di una comunità? Non un’appartenenza, non un bene, non una sostanza, ma un dovere. Non una proprietà, “ma un debito”. L’essenza della comunità non è la somma dei suoi membri, ma il rapporto che intercorre tra di loro.
Un po’ come nella musica: melodia e armonia sono il risultato della relazione tra note, nella loro contemporaneità e nella loro sequenza. Le note sono sette ma quel che conta è come le si mette in relazione. Melodia e armonia scaturiscono dall’intervallo tra una nota e l’altra, nel rapporto tra la prima e la seconda: l’essenza della musica è -paradossalmente- il silenzio tra una nota e l’altra.
Il dono che la comunità condivide allora non è un’appartenenza, ma una mancanza: è comune non ciò che è di tutti, ma quel che è di nessuno.

Le storie che seguono sono storie di dono. Sono storie di una comunità che non ha dimenticato la sua essenza, e nella rete di relazioni che ha instaurato l’ha fatta vivere e con-vivere.
Storie di persone, individui, donne e uomini, e della loro città, che appare alla luce del dono ancor più bella."